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05/04/2020
Quinta lettera del vescovo - PERCHE’ PREGARE ANCORA?

Quinta lettera del vescovo - PERCHE’ PREGARE ANCORA?
 
Carissime/i,

in una sua lettera, parlando di Gesù, Santa Teresa del Bambino Gesù scriveva: “Ma che fa questo dolce amico? Non vede la nostra angoscia, il peso che ci opprime? Dov’è?” (Lettera 57). La scorsa settimana il Papa meditava sul brano che dice che durante la tempesta: “Gesù a poppa, sul cuscino, dormiva”. (cf Mc 4,35-41).

La domanda è: ascolta o non ascolta? Le sente le nostre preghiere?

Nel cuore della Settimana Santa c’è un momento molto forte, decisivo per Gesù, quasi una sua svolta interiore: il Getsemani (Mc 14,32-42). Gesù aveva portato con sé tre apostoli, Pietro Giacomo e Giovanni, ai qual aveva detto. “L’anima mia è triste fino alla morte, restate qui e pregate con me”. Poi si era allontanato, da solo. In quella notte lottava intensamente nella preghiera, tanto che il suo sudore divenne come sangue (Lc 22,44). Gesù pieno di paura e angoscia ripeteva: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice”. Ma aggiungeva: “Non la mia, ma la tua volontà sia fatta”. La volontà del Padre era al sommo dei suoi desideri. La volontà del Padre era che la manifestazione dell’amore di Dio in lui raggiungesse il livello massimo. L’aveva detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici” (Gv 15,13).

Il Padre ha ascoltato Gesù? La lettera agli Ebrei dice sì! “Venne esaudito” (Eb 5,7). Ma come? Ecco la risposta: il Padre ha donato a Gesù una abbondanza di Spirito Santo che l’ha reso capace di vivere il dono totale di se stesso, che poi gli ha dato la possibilità di attraversare la morte per giungere alla Risurrezione. Il Padre ha risposto subito, perché Gesù, che all’inizio era terrorizzato, alla fine dice molto deciso. “Alzatevi, andiamo! Ecco colui che mi tradisce è vicino”.

Questo episodio è fondamentale e ci dice almeno tre cose. 1) Gesù ci insegna a mantenere sempre un rapporto pieno di fiducia con Dio. Da questa sua preghiera conosciamo che Gesù si rivolgeva al Padre chiamandolo Abbà, Babbo; era anche allora il modo più confidenziale usato dai bambini in famiglia. 2) Se preghiamo bene con fede il Padre ci risponde sempre donandoci lo Spirito Santo. Un giorno Gesù insegnava così: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!» (Lc 11,9-13). Ricevere lo Spirito Santo significa vincere la paura, entrare in una più profonda fiducia con Dio e sentirsi più forti nel vivere con fede il momento presente. La preghiera ci trasforma, è una guarigione dello spirito. 3) Gesù chiede la vicinanza dei suoi: “Restate qui e vegliate”. Questo ci dice che con la nostra preghiera possiamo essere vicini e sostenere la lotta di chi è nella prova. Gli apostoli non ci sono riusciti. Noi speriamo di non stancarci di lottare pregando mentre molti lottano con la malattia (dai malati stessi, ai medici e infermieri, fino a tutti coloro che in mille modi rendono possibile il funzionamento della grande macchina dell’emergenza). Le nostre mani alzate sosterranno il loro combattimento, come quelle di Mosè mentre Israele combatteva Amalèk (Es 17,8-13).

Buona Settimana Santa.
 

Vostro Vescovo Giovanni 

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