CERCA
ARCIDIOCESINotizie
parrocchie
12/04/2020
Sesta lettera del vescovo - IL TERZO GIORNO

Sesta lettera del vescovo - IL TERZO GIORNO

 

Carissime/i,

“Finirà questa pandemia!”. “Certo, se ha avuto inizio avrà anche una fine”. “È vero tutto ciò che inizia ha una fine. Solo Dio non finisce, infatti non ha avuto inizio”. Questo dialogo leggermente filosofico si è svolto poco fa, prima che mi mettessi a scrivere. La prima e la terza battuta sono mie.

Poi ho continuato a riflettere. Anche Gesù pone un termine alla sua passione e morte. Lo aveva detto in tre momenti diversi del suo cammino verso Gerusalemme : “Il terzo giorno risorgerò”. Un discorso oscuro per i suoi discepoli che rimanevano colpiti solo dalla descrizione della sofferenza e della morte e non facevano caso al “terzo giorno”; non volevano affrontare quell’argomento, non capivano e avevano paura di fare domande. Così, quando è iniziato tutto, sono fuggiti pieni di paura e si sono dimenticati che sarebbe arrivato il “terzo giorno”.

Anche noi in questi giorni di sofferenza speriamo che finisca presto, ma facciamo fatica a pensare al “terzo giorno”, e anche se è Pasqua, la pandemia domina sui nostri sentimenti. Non so se è così per tutti; di fatto i nostri discorsi sono quasi tutti sulla fatica di questo tempo, più che sulla gioia della Pasqua.

Allora non abbiamo fede? Non direi questo. Anche gli apostoli hanno superato la paura e l’incredulità gradualmente; il loro ingresso nel “terzo giorno” non è stato istantaneo. Ma poi la loro vita è cambiata radicalmente: hanno affrontato sofferenze e croci, sono andati verso il martirio, e niente poteva cancellare in loro l’esperienza di aver visto la tomba vuota e Gesù risorto. La loro vita finalmente abbracciava anche il “terzo giorno”, in ogni circostanza erano pronti a dare “ragione della speranza” che era in loro (1Pt 3,15).

Questo ci insegna che i tre giorni del Mistero Pasquale vanno tenuti sempre uniti. Non possiamo vivere la domenica di Pasqua dimenticando il Venerdì Santo. Non possiamo fermarci al Venerdì Santo dimenticando che arriva la Domenica di Pasqua. Pasqua non è un giorno, è un Passaggio che attraversa tre giorni. Gesù risorto tiene segnati nel suo corpo i segni della Passione e della Risurrezione.

Abbiamo bisogno di testimoni che ci facciano toccare questo con mano. La nostra fede si fonda sulla testimonianza dei discepoli (preceduti dalle donne che per prime sono andate alla tomba); ma ci aiutano anche i testimoni dei nostri giorni: gente che sa soffrire, senza perdere la speranza; che sa mettere insieme le lacrime e il sorriso; che sa essere seria e pensierosa, senza perdere la pace. Quando vedevo Giovanni Paolo II o Madre Teresa di Calcutta, mi chiedevo come facessero a trasmettere tanta serenità mentre erano a contatto con problemi e tragedie impressionanti. Ma anche la generosità e la solidarietà che emergono in questi giorni in tanti uomini e donne che si dedicano senza risparmio alla cura dei malati di coronavirus, sono testimonianza di valori che fanno parte del “terzo giorno”, perché superano la paura.

La missione di noi cristiani è quella di essere testimoni credibili del Risorto. Testimoni che stanno in mezzo alla realtà di questo tempo difficile, con una speranza viva. L’eucaristia è la celebrazione dei Tre Giorni; l’Adorazione Eucaristica (stiamo ricordando i quindici anni dell’Adorazione Perpetua a Santo Spirito) è portare davanti al Signore “la gioia e la sofferenza di ogni giorno”, stando affacciati già fin d’ora al “terzo giorno” che non ha fine.

Buona Pasqua, con tutto il cuore.

Vostro Vescovo Giovanni

Condividi
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.