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26/04/2020
Ottava lettera del vescovo - … E CAMMINAVA CON LORO

Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado

Ottava lettera del vescovo - … E CAMMINAVA CON LORO

Carissime/i,

in questa terza domenica di Pasqua siamo rappresentati dai due discepoli di Emmaus, che sconsolati se ne stavano andando fuori, in campagna, lontano da Gerusalemme, luogo della loro delusione. Dovevano aver camminato più o meno per un'ora. Erano tristi e delusi. “Conversavano e discutevano”. Avevano creduto in Gesù, sperando che fosse lui il liberatore della vita. Quella mattina avevano sentito che era successo qualcosa, del tipo che il corpo di Gesù non era stato trovato nella tomba. Era sparito... risorto? Mah! Di Gesù non c'era traccia. La delusione era superiore ad ogni possibilità di considerare che qualcosa di interessante potesse essere successo.

A un certo punto uno sconosciuto “si avvicinò e camminava con loro”. Era Gesù “ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”. Comunque sono stati bravi loro ad accoglierlo, e ancora più bravi ad ascoltarlo. La parola di questo sconosciuto diventava sempre più interessante e più parlava più il loro cuore si riscaldava e la tristezza li abbandonava.

Perché dico che questi due discepoli ci rappresentano? Perché secondo la loro aspettativa Gesù avrebbe dovuto liberare la loro vita e quella di tutti da ogni angustia (personale, politica, sociale, economica...). E invece non era successo proprio niente. Anzi era finito tutto. Così anche noi potremmo essere accompagnati in qualche angolo della nostra mente da una delusione, che in alcuni può diventare tristezza o rabbia: “Ma perché Dio non fa qualcosa contro questo Coronavirus che ci sta mettendo in difficoltà sotto ogni punto di vista?”.

Spero che nessuno pensi che il Coronavirus sia un castigo di Dio. Non si capirebbe, fra l'altro, un castigo che va a colpire principalmente i più deboli, cioè gli anziani. Tuttavia non manca l’idea di un Dio che castiga; come non manca l’idea di un Dio che distribuisce miracoli. Il Vangelo di questa domenica ci vuole invece indicare un Dio che cammina con noi: prima ascolta i nostri discorsi e poi con pazienza ci ricorda tutta quella sapienza di vita che deriva dal Vangelo e da tutta la Sacra Scrittura. Cioè ci educa e ci fa entrare nel punto di vista che illumina i nostri momenti oscuri.

È l’esperienza di molti in questo tempo: più silenzio, più preghiera, più riflessione; più Vangelo. Forse stiamo crescendo nella fede. Per esempio quanti la mattina “partecipano” alla messa del Papa! Anche io lo faccio. Ed è come una compagnia che inizia presto e accompagna per tutta la giornata.

È bello renderci conto di quale grande dono sia la Parola di Dio. “Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza” (Rm 15,4).

Dio è con noi nel cammino. Non sempre, non subito, lo riconosciamo, ma se non lo respingiamo, non mancherà di farsi riconoscere. Ci istruisce. Ci aiuta e ci dà forza. A volte ci corregge (“Dio ci tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal Padre” Eb 12,7) e quindi anche questa pandemia può servire come nostra correzione, per uscire da comportamenti sbagliati, per esempio verso la natura, comportamenti che poi vanno a ricadere prevalentemente sui più poveri e fragili.

La Parola di Dio poi ci prepara adeguatamente all’eucaristia dove davvero si riconosce il Signore e ci spinge in fretta alla missione, cioè a fare della nostra vita un annuncio della speranza che ci abita.

Buona domenica.

Vostro vescovo Giovanni

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