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02/05/2020
Nona lettera del vescovo - E LO SEGUONO
Nona lettera del vescovo - E LO SEGUONO
 
Carissime/i,
 
Siamo alla quarta domenica di Pasqua, chiamata del Buon Pastore. Gesù, come Buon Pastore, si prende cura di noi e noi lo seguiamo con fiducia, perché conosciamo la sua voce (cf Gv 10,4). Anche in questi tempi difficili di pandemia egli è per noi guida esperta, perché ha mostrato grande fortezza nei cammini difficili della sua esistenza. “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme” (1Pt 2,21).
Ci siamo resi conto, infatti, di aver bisogno di fortezza. La fortezza assieme alla giustizia, alla prudenza e alla temperanza è una virtù cardinale e ha due caratteristiche: quella di attaccare le difficoltà con decisione e con grinta; e quella di saper pazientare. Quando è in attacco è giustamente aggressiva per portare avanti i compiti più difficili, che richiedono coraggio, operosità, inventiva ecc. Quando deve pazientare oppone una resistenza tenace agli urti della vita, non cerca fughe e non molla. Nei giorni che stiamo vivendo metterei tutti coloro che si danno da fare per combattere il virus negli ospedali e in tutti servizi sociali fra coloro che vivono una fortezza di attacco (anche a rischio della vita). Mentre gli ammalati, soprattutto i più gravi, sono, ovviamente, i pazienti. Ma lo sono anche coloro che soffrono per i loro cari che non ce l'hanno fatta o che ancora lottano per uscire dalla malattia.
In questo richiamo alla fortezza (per la verità un po’ schematico) ci siamo tutti e questi due mesi di “clausura” ce l’hanno insegnato. Potrei usare anche una parola che viene usata con sempre maggiore frequenza, resilienza. Di per sé viene dalla tecnologia e indica la capacità di un metallo di resistere agli urti senza spezzarsi. Noi non siamo fatti di ferro, ma di botte dalla vita ne prendiamo! Qual è la nostra resistenza? La parola resilienza è stata acquisita anche dalla psicologia per parlare della capacità di autoregolarsi nelle tensioni; di adattarsi per vivere al meglio una sfida; di accettare le fatiche quotidiane, le proprie debolezze e paure. In tutto questo è anche sottolineata l’umiltà di accogliere ben volentieri il supporto di aiuto che può venire dagli altri. Si vede bene che resilienza e fortezza si possono considerare per molti versi sinonimi e si capisce che non sono virtù innate. Tutti abbiamo bisogno di acquisire queste virtù e di allenarci per farle crescere. Ripeto: anche chiedendo aiuto.
Abbiamo capito che nei mesi futuri ci saranno richieste in misura abbondante. È per questo che mi sembra assai importante seguire i passi di colui che è il forte e il paziente per eccellenza. “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”. Seguire questo Pastore significa entrare in una esperienza dove anche ciò che è più negativo diventa positivo: una strana operazione algebrica. Davanti alla morte noi mettiamo il segno meno (-); Gesù è riuscito a metterci il segno più (+) e così ci apre a una visione completamente ribaltata delle cose. Perché i mesi futuri dovrebbero essere solo problemi e fatica? Non potrebbero essere piuttosto una grande opportunità per una maggiore solidarietà, per correggere errori del passato, per far nascere nuove realtà? Ma per far questo sarà soprattutto necessario che ci attrezziamo di fortezza; e che diventiamo resilienti, per saper resistere con una certa elasticità agli urti, senza spezzarci. 
Un grande impegno, ma non da soli. È il Signore che ci “spinge fuori” dal recinto, e “cammina davanti a noi”; noi lo seguiamo.

Buona Domenica
 
Vostro vescovo Giovanni
 
Dimenticavo: auguri alle mamme, le persone più resilienti che conosca.
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